Quante sono le moschee ed i centri di cultura islamici in Italia? Non si sa con precisione. A metà del 2007 le moschee censite erano 735, quasi il doppio di quelle note nel 2000. Il maggior numero in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. A che cosa servono tutte queste strutture islamiche, visto che, paradossalmente, sono frequentate da relativamente pochi fedeli? Servono al progetto di islamizzare il nostro territorio, con la creazione di punti strategici attraverso i quali richiamare gli immigrati islamici alla ‘vera fede’, prevenendo il pericolo di una contaminazione con i decadenti costumi occidentali ed irradiando di lì i dettami dell’islamismo più oscurantista e radicale. Questo è vero, naturalmente, quando a gestire questi centri islamici sono Associazioni collegate ad organizzazioni fondamentaliste, anche straniere. Non vogliamo infatti fare di tutt’erbe un fascio. Tuttavia la prudenza dovrebbe consigliare gli Amministratori locali a sospendere l’insediamento di moschee e centri islamici, fintantoché non sia chiaro se ve ne sia l’effettiva necessità, chi li gestisca, per conto di chi, quanti fedeli li frequentino, chi siano i predicatori che svolgono i sermoni all’interno, chi li sovvenzioni, ecc. Molte prediche diffuse nelle moschee italiane, infatti, legittimano, come è stato ampiamente provato, in vario modo il terrorismo islamista, esaltano la guerra santa, attaccano l’Occidente e Israele. I servizi e le forze dell’ordine italiane hanno scoperto che in molte moschee italiane si fa proselitismo per la guerra santa e per il terrorismo suicida. In questo video, uno dei tanti che esistono su questo tema, si vede bene quale sia il tenore delle prediche che si tengono all’interno di moschee, dove i predicatori fanno parte dell’organizzazione terroristica di Hamas. Non si creda, nell’epoca della globalizzazione, che questi predicatori si trovino solo all’estero o non diffondano anche in Italia i loro funesti insegnamenti.
COMUNICATO STAMPA
Cesena, 25 maggio 2009
CELLETTI (
“C’è voluto il dibattito promosso dalla Chiesa Avventista di Cesena, al quale, per altro, erano stati invitati solo i candidati sindaci e non tutte le liste, per riportare al centro della campagna elettorale temi caldi come quelli della penetrazione islamica nel territorio e dell’inopportuna decisione del Comune di insediare una moschea abusiva nella zona artigianale di Torre del Moro. Argomenti che, insieme a quello dell’immigrazione clandestina e della sicurezza, sono stati esclusi, di fatto, dal confronto politico pre-elettorale perché eccessivamente scomodi per certi aspiranti primi cittadini, in particolare del PD e della sinistra. Sicurezza, immigrazione e questione islamica saranno invece al centro delle politiche locali da oggi ai prossimi anni, perché investono trasversalmente tutte gli altri settori, dal welfare alla sanità, dal lavoro alla scuola. E’ indispensabile, quindi, che chi si candida ad amministrare Cesena indichi chiaramente agli Elettori quale sia il proprio orientamento su queste materie e quali soluzioni intenda proporre. Bisogna assolutamente diffidare di un candidato come quello del PD che difende l’operato della Giunta Conti, che ha fallito miseramente sia sul fronte della sicurezza, che su quello del governo dell’immigrazione e che ha accelerato i percorsi per l’insediamento della moschea. Ma sollevano non pochi dubbi anche i candidati del PDL o dell’UDC, che sorvolano su questi temi, utilizzando, se interrogati, le solite frasi fatte, totalmente inutili di fronte all’incalzare dei problemi. Da questi atteggiamenti, per un verso, ambigui, per l’altro, miopi ed unilaterali, spesso testimonianza di una colpevole scarsa conoscenza degli argomenti, non potrà venire nulla di positivo per