LA PIAZZA DI MILANO, IL 25 APRILE, HA RIPROPOSTO L'INTOLLERANZA, LA FAZIOSITA' E L'INCIVILTA' DI MOLTA PARTE DELLA SINISTRA
Caro Direttore,
“Intolleranza, faziosità ed inciviltà: questa la fotografia della piazza milanese alla cosiddetta festa della Liberazione. Gran parte della sinistra ha mostrato, ancora una volta, il suo vero aspetto, anche quando un gruppo di suoi aderenti ha contestato la rappresentanza della Brigata Ebraica, che sfilava a pieno titolo fra coloro che parteciparono attivamente alla liberazione d’Italia dall’occupazione nazista.
E’ evidente che la storia a senso unico, tramandata dalla vulgata resistenziale, non ha posto per coloro che furono i veri artefici della nostra libertà: le truppe anglo-americane, tra cui militava anche il corpo di volontari ebrei, circa 5.000 uomini, inquadrati nell’Ottava Armata, destinati al fronte italiano ed in particolare in Romagna, sul fiume Senio, dove diedero un fondamentale contributo alla liberazione di numerosi centri della nostra regione. Erano ebrei palestinesi, ma anche provenienti da molti altri Stati, che si batterono per la libertà d’Italia e d’Europa, militando sotto la bandiera con la Stella di Davide. Loro combattevano per la liberazione delle nostre città dall’occupazione nazista, mentre il Gran Muftì di Gerusalemme Hajii Amin Al Husseini (Husayni), noto antisemita ed antisionista, sodale di Hitler e sostenitore della causa nazista fin dall’inizio, reclutava arabi palestinesi e di altre aree del M.O. perché fossero addestrati in Germania ed inquadrati in una specifica divisione delle SS, la ‘divisione Hanjar’, la sciabola dell’Islam, diventata poi tristemente famosa per le crudeltà perpetrate in Bosnia nel 1943.
Ma ci furono anche altri corpi musulmani nella Wehrmacht, impiegati in operazioni speciali e nel Caucaso, unità che, abbandonata la svastica ormai sconfitta, furono inglobate nella legione araba.
Sarebbe forse meglio che gli apologeti della resistenza insegnassero una storia a 360 gradi ai loro epigoni, gli utili idioti che continuano a sostenere la verità a senso unico, che urlano nefandezze contro gli ebrei e contro Israele e che credono di essere i padroni della piazza del 25 aprile.
Illusi, se l’Italia è riuscita a scrollarsi di dosso gli occupanti nazisti, dobbiamo ringraziare in primo luogo le truppe alleate, che comprendevano anche la Brigata Ebraica, e l’apporto di tantissimi nostri connazionali che non si riconoscevano nel comunismo, ma credevano nella libertà.
Peccato che alle manifestazioni di commemorazione di una festa che dovrebbe unire, anziché dividere, non ci sia stata una bandiera in ricordo dei Paesi Alleati, che furono i veri protagonisti di questo storico evento, ed anzi siano stati vilipesi e fischiati coloro che si batterono e si sacrificarono per la libertà di un altro popolo, quello italiano.
E’ stato detto che alle cerimonie di quest’anno, in molte parti del Paese, si è finalmente espressa un’Italia meno lacerata e non più divisa. Sarà, tuttavia quanto è successo a Milano è un brutto segnale che rappresenta il perdurare di un odio che non ha motivazioni, se non nel plagio perpetrato ai danni di intere generazioni da un’ideologia totalitaria, come quella comunista, che ha strumentalizzato la storia a proprio vantaggio”.
Caro Direttore,
“Intolleranza, faziosità ed inciviltà: questa la fotografia della piazza milanese alla cosiddetta festa della Liberazione. Gran parte della sinistra ha mostrato, ancora una volta, il suo vero aspetto, anche quando un gruppo di suoi aderenti ha contestato la rappresentanza della Brigata Ebraica, che sfilava a pieno titolo fra coloro che parteciparono attivamente alla liberazione d’Italia dall’occupazione nazista.
E’ evidente che la storia a senso unico, tramandata dalla vulgata resistenziale, non ha posto per coloro che furono i veri artefici della nostra libertà: le truppe anglo-americane, tra cui militava anche il corpo di volontari ebrei, circa 5.000 uomini, inquadrati nell’Ottava Armata, destinati al fronte italiano ed in particolare in Romagna, sul fiume Senio, dove diedero un fondamentale contributo alla liberazione di numerosi centri della nostra regione. Erano ebrei palestinesi, ma anche provenienti da molti altri Stati, che si batterono per la libertà d’Italia e d’Europa, militando sotto la bandiera con la Stella di Davide. Loro combattevano per la liberazione delle nostre città dall’occupazione nazista, mentre il Gran Muftì di Gerusalemme Hajii Amin Al Husseini (Husayni), noto antisemita ed antisionista, sodale di Hitler e sostenitore della causa nazista fin dall’inizio, reclutava arabi palestinesi e di altre aree del M.O. perché fossero addestrati in Germania ed inquadrati in una specifica divisione delle SS, la ‘divisione Hanjar’, la sciabola dell’Islam, diventata poi tristemente famosa per le crudeltà perpetrate in Bosnia nel 1943.
Ma ci furono anche altri corpi musulmani nella Wehrmacht, impiegati in operazioni speciali e nel Caucaso, unità che, abbandonata la svastica ormai sconfitta, furono inglobate nella legione araba.
Sarebbe forse meglio che gli apologeti della resistenza insegnassero una storia a 360 gradi ai loro epigoni, gli utili idioti che continuano a sostenere la verità a senso unico, che urlano nefandezze contro gli ebrei e contro Israele e che credono di essere i padroni della piazza del 25 aprile.
Illusi, se l’Italia è riuscita a scrollarsi di dosso gli occupanti nazisti, dobbiamo ringraziare in primo luogo le truppe alleate, che comprendevano anche la Brigata Ebraica, e l’apporto di tantissimi nostri connazionali che non si riconoscevano nel comunismo, ma credevano nella libertà.
Peccato che alle manifestazioni di commemorazione di una festa che dovrebbe unire, anziché dividere, non ci sia stata una bandiera in ricordo dei Paesi Alleati, che furono i veri protagonisti di questo storico evento, ed anzi siano stati vilipesi e fischiati coloro che si batterono e si sacrificarono per la libertà di un altro popolo, quello italiano.
E’ stato detto che alle cerimonie di quest’anno, in molte parti del Paese, si è finalmente espressa un’Italia meno lacerata e non più divisa. Sarà, tuttavia quanto è successo a Milano è un brutto segnale che rappresenta il perdurare di un odio che non ha motivazioni, se non nel plagio perpetrato ai danni di intere generazioni da un’ideologia totalitaria, come quella comunista, che ha strumentalizzato la storia a proprio vantaggio”.